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Him | Live @ Alcatraz | Milan, Italy | 06.03.2008 |
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Written by Diego Maniscalco
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Wednesday, 26 November 2008 09:34 |
Him
Live @ Alcatraz
Milan | Italy
06.03.2008
HIM + Paradise Lost - 06.03.2008 Alcatraz Milano
La Torino-Milano questa volta non ha colpito. Nessun incidente a farci ritardare, nessuna coda chilometrica a farci saltare nervi.
Arriviamo in largo anticipo in quel di Milano e siamo pronti a fare il nostro dovere, ci avviciniamo alla terrorizzante cassa accrediti e pass dell'Alcatraz e la doccia fredda nemmeno troppo inaspettata ci piove addosso come un gavettone di birra sgasata. Eccoci alle prese con i soliti problemi e i soliti disguidi. Manca il nostro accredito e ci ritroviamo ad attendere che un miracolo piova dal cielo e ci faccia finalmente entrare a lavorare.
Il miracolo si presenta a noi con la faccia di un accredito non ritirato quando ormai i Paradise Lost sono agli ultimi due brani.
Tanto ci basta per nascondere l'irritazione per il disguido all'ingresso con un nuovo disagio. Possibile che i Paradise Lost abbiano dei suoni così pessimi? Misteri del banco mixer o più che altro scelte "politiche" per far risaltare la band Headliner? A voi la decisione. Di certo i Paradise Lost passati in quel dell'Alcatraz solo pochi mesi fa avevano goduto di ben altro trattamento.
Giusto il tempo per elaborare questa considerazione che il loro show giunge al termine. Ingoiamo ancora una volta il boccone amaro e ci prepariamo allo show degli HIM.
Ci troviamo circondati da giovani fanciulle in piena botta ormonale che saltellano eccitate gridando il nome di Valo ad ogni minimo spostamento sul palco (glielo raccontate voi che quelli sul palco sono solo Roady che accordano gli strumenti e montano la batteria?). Circondati. Circondati da Gothic Girls che non sanno nemmeno chi abbia mai accostato e "inventato" il termine gothic in ambito metal e che non sa nemmeno chi siano i Paradise Lost (Chi si ricorda il 1991 dei PL?). Circondati, già, ci sentiamo un po' fuori luogo... ma non è una novità, stiamo invecchiando.
Bando alle ciance siamo qui per gli HIM, e così sia.
Le luci si spengono e il boato (un po' stridulo e troppo eccitato per essere il boato di un concerto rock/metal) accompagna l'ingresso sul palco di Ville Valo e Co.
I nostri cercano di quietare le fan catalizzando le attenzioni sulla musica con Passion's Killing Floor ma è tutto vano. Gli occhi sono tutti per il frontman che compiaciuto sorride strizzando fra le labbra l'immancabile sigaretta.
Si aggrappa al microfono e, tra una sigaretta e l'altra, da li non si muoverà più.
I primi tre brani li passa a gesticolare malamente con il mixerista da palco per i volumi, senza però dimenticare di ammiccare alle prime file in brodo di giuggiole. Right Here In My Harms, Rip Out The Wings of a Butterfly e Burried Alive by Love scivolano via perfette.
La band è ineccepibile, suona molto bene e Valo dimostra di essere un buon cantante anche in sede live.
Ma qualcosa non quadra.
Wicked game, Kiss of dawn, Sacrament, Poison girl e tutto è ancora esattamente come alla prima canzone. Suoni ottimi, brani eseguiti perfettamente e con un piglio più rock rispetto al disco che ci convince anche di più, ma... il gelo.
Freddi, immobili, statici.
Your sweet 666, Join me in death, Sleepwalking past hope, Soul on fire, Razorblade kiss e nessuna novità, sorriso, sigaretta, sigaretta sorriso, qualche sproloquio incomprensibile e noioso di cui nemmeno il 10% dei presenti ha capito una sola parola, sigaretta, sorriso, sigaretta...
Bravi, ottimi musicisti, canzoni carine e ammiccanti ma da un concerto ci si aspetta di più. I 30 euro che i fan degli HIM hanno sborsato valgono quanto quelli che, tanto per fare un esempio, hanno speso i fan di Nightwish giusto qualche sera prima. Da un lato vedi una band con una scenografia, con voglia di divertirsi e far divertire, dall'altra degli esecutori annoiati che non sanno coinvolgere supportati da una scenografia scarna (nell'ombra alle loro spalle sbuca la tela del quadro rappresentato sulla copertina di Venus Doom, chissà se qualcuno l'aveva notata).
Mi ronzano le orecchie e mi immagino già la mia bambolina voodoo piena di spilloni nelle mani di più di una fan degli Him che ha assistito al Loro Concerto ed è ancora estasiata (Valo ti amooooooo), ma siamo qui a recensire un concerto obiettivamente, e credo che un vero fan della musica degli Him (e ho detto musica!) non possa che essere d'accordo con me e possa pretendere di più.
Killing loneliness, sigaretta, Bleed well, sorriso, sigaretta, Funeral of hearts, chiudono un concerto senza lasciare nemmeno spazio al previsto biss (It's all tears) che rimarrà in canna pronto ad essere sparato al prossimo live, in barba a tutti i presenti.
Sigaretta.
Non vogliatemene, è stato un discreto concerto, ma i grandi concerti sono altri. Sigaretta.
Di concerti ne ho visti a migliaia ora mai, ma di così piatti e annacquati stento a ricordarmene... e ora mi è pure venuta voglia di riprendere a fumare. Argh!
Diego Maniscalco
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