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Nine Inch Nails | Live @ Indipendent Day 2007 |
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Written by Diego Maniscalco
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Wednesday, 26 November 2008 09:34 |
Nine Inch Nails
Live @ Indipendent Day 2007
Bologna | Italy
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Nightwish | Live @ Palavobis | Milan, Italy | 2008 |
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Written by Diego Maniscalco
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Wednesday, 26 November 2008 09:34 |
Nightwish
Live @ Palavobis | 2008
Milan | Italy
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Carnivore | Live @ Spazio 211 | Turin, Italy | 07.12.2007 |
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Written by Diego Maniscalco
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Wednesday, 26 November 2008 09:34 |
Carnivore
Live @ Spazio 211
Turin | Italy
07.12.2007
Carnivore + Raging Speedhorn - Venerdì 7 dicembre - Spazio 211, Torino
Era il 1982.
Brooklyn.
L'hardcore di stampo newyorkese infestava l'underground e faceva vibrare le corde di tre folli ragazzi che, capitanati da un mastodontico individuo che rispondeva al nome di Peter Steele, davano vita ai Carnivore.
Il loro sound rozzo, crudo e volgare si vestiva di cromie nichilistiche, irriverenti e sarcastiche con esplicite rappresentazioni sanguinolente ed esasperate parodie della disperazione.
La Roadrunner si accorge del potenziale di Steele e soci e nell'ormai lontano 1986 esce il debutto "Carnivore" seguito dopo poco più di un anno dal più maturo "Retaliations".
Poi cade il silenzio. La band si scioglie e dopo qualche anno dal cappello del cupo e bizzarro Peter Steele prendono vita i Type O Negative.
E' il 2007. Ben 25 anni dopo.
Torino.
In una nemmeno troppo fredda serata di dicembre siamo alle porte dello Spazio211. Un locale nella molto poco newyorkese cittadina piemontese.
Un piccolo manifesto appeso alla porta del locale annuncia la serata che da li a qualche ora esploderà in un'orgia di suoni malati e ignoranti.
Un pugno di ragazzi bivaccano strappandosi birre e scambiandosi rutti compiaciuti. Se non fosse per i telefonini, che squillano nelle loro tasche, crederei di essere cascato in un varco temporale ed essere piombato in piena era thrash anni ottanta da come sono caratteristicamente abbigliati. Jeans Stretti, scarpe da ginnastica bianche e sgualcite e giubbotti di jeans tappezzati di toppe di tutti quei gruppi che avrebbero fatto brillare gli occhi e il cuore a più di un nostalgico di quel periodo così roseo della nostra musica.
Cerco di rinsavire da questi nostalgici ricordi e non posso non notare di quanto la non troppo affollata combriccola raccolta fuori dalla porta di ingresso sia di età veramente molto diverse. Padri e figli. Mogli e mariti. Ragazzi e compagni di liceo. Intere generazioni di metallari raccolte grazie alla calata torinese dei Carnivore... ok, una piccolissima rappresentanza.
Entriamo con la nostra macchina fotografica in pugno ci accorgiamo subito di non avere alcuno spazio riservato per poter fare le foto come da consuetudine a ogni concerto nonostante il photopass appiccicato al collo. Ma si, hardcore, ci butteremo nel pogo e cercheremo di fare del nostro meglio.
Ad aprire la serata troviamo gli inglesi Raging Speedhorn venuti a presentarci il loro nuovo album ‘Before The Sea Was Built’.
Ci arrivano dritti come un diretto in pieno volto, come una testata appena sopra al naso e ci spazzano viva con un hardcore marcio e possente sorretto da due frontman carismatici e potenti.
In sede live notiamo subito che la sterzata stilistica del loro ultimo album che esplorava lidi spiccatamente appartenenti allo scremo e all'emo più violento si amalgama comunque molto bene ai brani più datati dove il loro hardcore stonerizzato la faceva da padrone.
Si dimenano come pazzi sul palco e la loro esibizione è abbastanza convincente... sarà che molti dei presenti sono qui per i Carnivore ma sui volti di tutti è impressa quella tipica espressione da sbadigli "si si, bravi eh, ma quando finiscono?".
La band finisce l'ultimo pezzo e smonta. Smonta nel vero senso della parola. si alzano le luci e li troviamo li a smontarsi tutta la loro strumentazione e a portarsi in spalla chitarre e amplificatori... tanto di cappello e molto rispetto a chi ha ancora voglia di sbattersi e intraprendere tour massacranti senza camuffarsi da star.
Ora è il momento de "il ballo del qua qua".
Non strabuzzate gli occhi più di quanto non abbiano strabuzzato le orecchie tutti i presenti.
Più di 20 minuti del motivetto musicale del "ballo del qua qua" sparato a volumi impressionanti nel locale dal fonico della band sono stati il preludio al concerto dei Carnivore, e ogni qual volta il riff di “Walk” dei Pantera sembrava interromperlo riprendeva più insistente che mai.
Poi silenzio. Dal buio accompagnato dalla musica de "Lo Squalo" sale sul palco la figura in controluce di Peter Steele e i suoi nuovi compagni di avventura per questa seconda reunion dei Carnivore: Joey Z (dei grandi Life of Agony), Paul Bento e Steve Tobin.
Ci danno le spalle per cinque minuti sempre accompagnati dalle note angoscianti de Lo Squalo poi... si alzano le luci e i nostri straziano gli strumenti come nel più rumoroso finale di un loro brano, fanno salire la tensione a mille, pronti ad esplodere... staccano tutto e se ne vanno.
Lasciandosi alle spalle le urla di disappunto coperte ancora una volta dall'odioso motivetto del ballo del qua qua.
Non ce che dire. Sanno come preparare il loro pubblico. Come farlo innervosire. Come esasperarlo e come fargli dare il meglio quando risalgono sul palco schiacciandoci con le note di "Carnivore".
Imbrattati di sangue e immersi in un set dove il rosso la fa da padrone i quattro ci annientano con il loro sound fatto di hardcore thrash e metal grezzo e diretto. Ironici e volgari, minimali e bizzarri catalizzano il pubblico più interessato forse a non mancare all'evento che alla loro musica. Più attento a non perdersi l'ennesima smorfia del pazzo Steele e a seguire le gesta del folletto Joey Z, che a prestare attenzione alle loro canzoni. Sfido chiunque a non aver sognato in quel momento di aver davanti un bel concerto di Type O Negative e Life of Agony.
Race war, Angry Neurotic Catholics, Male Supremacy, Inner Conflict sono una tirata unica e servono a Pete come colonna sonora della sua ennesima sbornia sul palco. Accompagnato dalla sua solita bottiglia di vino rosso ci serve canzoni ignoranti sessiste e ironiche, come un sommelier poco attento alle armonie fruttate del suo vino ma più a vedere il fondo della bottiglia.
Technophobia, Predator, SMD, Jesus Hitler, WW's 3and 4 interrotte da una quasi irriconoscibile ma devastante Helter Skeltera. Poi a concludere la serata Sex and Violence dove per l'occasione due avvenenti e succinte fanciulle salgono sul palco tra le urla eccitate di un pubblico scatenato lanciando, come petali di rosa, tampax imbevuti (speriamo) di sangue di scena sul pubblico schifato ma annebbiato dal testosterone.
Steele ci saluta e sparisce dietro al palco e io vedo un uomo che se ne frega se davanti a se ha un Wacken gremito o un centinaio di persone in locale torinese. Vedo un uomo che ha una passione che si porterà fino alla tomba, assieme a un fegato annegato nel vino probabilmente.
Diego Maniscalco
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Him | Live @ Alcatraz | Milan, Italy | 06.03.2008 |
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Written by Diego Maniscalco
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Wednesday, 26 November 2008 09:34 |
Him
Live @ Alcatraz
Milan | Italy
06.03.2008
HIM + Paradise Lost - 06.03.2008 Alcatraz Milano
La Torino-Milano questa volta non ha colpito. Nessun incidente a farci ritardare, nessuna coda chilometrica a farci saltare nervi.
Arriviamo in largo anticipo in quel di Milano e siamo pronti a fare il nostro dovere, ci avviciniamo alla terrorizzante cassa accrediti e pass dell'Alcatraz e la doccia fredda nemmeno troppo inaspettata ci piove addosso come un gavettone di birra sgasata. Eccoci alle prese con i soliti problemi e i soliti disguidi. Manca il nostro accredito e ci ritroviamo ad attendere che un miracolo piova dal cielo e ci faccia finalmente entrare a lavorare.
Il miracolo si presenta a noi con la faccia di un accredito non ritirato quando ormai i Paradise Lost sono agli ultimi due brani.
Tanto ci basta per nascondere l'irritazione per il disguido all'ingresso con un nuovo disagio. Possibile che i Paradise Lost abbiano dei suoni così pessimi? Misteri del banco mixer o più che altro scelte "politiche" per far risaltare la band Headliner? A voi la decisione. Di certo i Paradise Lost passati in quel dell'Alcatraz solo pochi mesi fa avevano goduto di ben altro trattamento.
Giusto il tempo per elaborare questa considerazione che il loro show giunge al termine. Ingoiamo ancora una volta il boccone amaro e ci prepariamo allo show degli HIM.
Ci troviamo circondati da giovani fanciulle in piena botta ormonale che saltellano eccitate gridando il nome di Valo ad ogni minimo spostamento sul palco (glielo raccontate voi che quelli sul palco sono solo Roady che accordano gli strumenti e montano la batteria?). Circondati. Circondati da Gothic Girls che non sanno nemmeno chi abbia mai accostato e "inventato" il termine gothic in ambito metal e che non sa nemmeno chi siano i Paradise Lost (Chi si ricorda il 1991 dei PL?). Circondati, già, ci sentiamo un po' fuori luogo... ma non è una novità, stiamo invecchiando.
Bando alle ciance siamo qui per gli HIM, e così sia.
Le luci si spengono e il boato (un po' stridulo e troppo eccitato per essere il boato di un concerto rock/metal) accompagna l'ingresso sul palco di Ville Valo e Co.
I nostri cercano di quietare le fan catalizzando le attenzioni sulla musica con Passion's Killing Floor ma è tutto vano. Gli occhi sono tutti per il frontman che compiaciuto sorride strizzando fra le labbra l'immancabile sigaretta.
Si aggrappa al microfono e, tra una sigaretta e l'altra, da li non si muoverà più.
I primi tre brani li passa a gesticolare malamente con il mixerista da palco per i volumi, senza però dimenticare di ammiccare alle prime file in brodo di giuggiole. Right Here In My Harms, Rip Out The Wings of a Butterfly e Burried Alive by Love scivolano via perfette.
La band è ineccepibile, suona molto bene e Valo dimostra di essere un buon cantante anche in sede live.
Ma qualcosa non quadra.
Wicked game, Kiss of dawn, Sacrament, Poison girl e tutto è ancora esattamente come alla prima canzone. Suoni ottimi, brani eseguiti perfettamente e con un piglio più rock rispetto al disco che ci convince anche di più, ma... il gelo.
Freddi, immobili, statici.
Your sweet 666, Join me in death, Sleepwalking past hope, Soul on fire, Razorblade kiss e nessuna novità, sorriso, sigaretta, sigaretta sorriso, qualche sproloquio incomprensibile e noioso di cui nemmeno il 10% dei presenti ha capito una sola parola, sigaretta, sorriso, sigaretta...
Bravi, ottimi musicisti, canzoni carine e ammiccanti ma da un concerto ci si aspetta di più. I 30 euro che i fan degli HIM hanno sborsato valgono quanto quelli che, tanto per fare un esempio, hanno speso i fan di Nightwish giusto qualche sera prima. Da un lato vedi una band con una scenografia, con voglia di divertirsi e far divertire, dall'altra degli esecutori annoiati che non sanno coinvolgere supportati da una scenografia scarna (nell'ombra alle loro spalle sbuca la tela del quadro rappresentato sulla copertina di Venus Doom, chissà se qualcuno l'aveva notata).
Mi ronzano le orecchie e mi immagino già la mia bambolina voodoo piena di spilloni nelle mani di più di una fan degli Him che ha assistito al Loro Concerto ed è ancora estasiata (Valo ti amooooooo), ma siamo qui a recensire un concerto obiettivamente, e credo che un vero fan della musica degli Him (e ho detto musica!) non possa che essere d'accordo con me e possa pretendere di più.
Killing loneliness, sigaretta, Bleed well, sorriso, sigaretta, Funeral of hearts, chiudono un concerto senza lasciare nemmeno spazio al previsto biss (It's all tears) che rimarrà in canna pronto ad essere sparato al prossimo live, in barba a tutti i presenti.
Sigaretta.
Non vogliatemene, è stato un discreto concerto, ma i grandi concerti sono altri. Sigaretta.
Di concerti ne ho visti a migliaia ora mai, ma di così piatti e annacquati stento a ricordarmene... e ora mi è pure venuta voglia di riprendere a fumare. Argh!
Diego Maniscalco
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